Giochi aggressivi e giochi con le armi: una fase nella crescita dei bambini


I giochi cosiddetti aggressivi, come fare la lotta, sparare, giocare con spade, sono modalità attraverso le quali i bambini esprimono parte della loro aggressività e delle loro pulsioni. E’ importante sapere che generalmente la ricerca di questo tipo di gioco rappresenta una fase della crescita, ed è abbastanza comune a partire dai 3-4 anni, in particolare nei bambini piuttosto che nelle bambine, e può avere diverse spiegazioni in base all’ età, al contesto in cui avviene e all’ ambiente di riferimento.

Le principali tappe del “gioco aggressivo” iniziano comunque già dai primissimi anni:

  • A un anno e mezzo circa il bambino continua ad esplorare gli oggetti con la bocca e assaggia gli altri bambini. È aggressivo senza averne l’intenzione. Il pianto di un altro bimbo lo incuriosisce e ricerca l’adulto per avere delle spiegazioni.
  • Dopo i due anni, spesso l’aggressività del bambino rappresenta la sua modalità per affermare la propria presenza e non passare inosservato.
  • Tra i tre e i quattro anni l’aggressività del bambino è funzionale ad ottenere il consenso degli altri, per primeggiare, per ottenere il ruolo di leader.  Non essendo ancora capace di giocare secondo le regole e a confrontarsi con gli altri, la tendenza è quella di voler prevalere sul gruppo.
  • Dopo i sei anni con lo sviluppo di un linguaggio sempre più competente l’aggressività fisica si placa e si modifica.

Ma di fronte a questi giochi in cui i bambini mettono in scena una componente aggressiva, spesso educatori e genitori rimangono disorientati: è giusto permettere ai bambini di giocare con armi, seppure giocattolo o simboliche, oppure fare giochi aggressivi come la lotta? Inoltre una delle preoccupazioni è quella che se il bambino gioca (secondo il nostro punto di vista) in maniera aggressiva, da grande molto probabilmente potrà sviluppare una condotta violenta. Inoltre secondo il pensiero corrente, un comportamento di questo tipo da parte dei bambini non è considerato socialmente e moralmente corretto e deve quindi essere limitato il più possibile o vietato.

È bene ricordare che negli atteggiamenti e nei giochi dei bambini piccoli non è mai presente la volontà di far del far male a qualcun’altro.

Il gioco in questo caso ha una funzione liberatoria per le emozioni più profonde e istintive: trattandosi di un gioco è “solo” una simulazione, ma permette al bambino di vivere da attore e in prima persona quei ruoli che possono creargli disagio e quindi smorzare la risonanza emotiva. La funzione simbolica permette ai bambini di impersonare ruoli e modelli sulla base dei messaggi ricevuti dall’esterno: quando il bambino “fa finta che” riproduce la realtà osservata ma, svolgendola in forma simbolica, la adatta alle proprie esigenze emotive.

Diversi autori hanno spiegato il significato di questi comportamenti: Bettelheim nel suo “Un genitore quasi perfetto” e Winnicott nel suo “Gioco e realtà” hanno messo in relazione i giochi cosiddetti “aggressivi” con lo sviluppo emozionale in infanzia e adolescenza. Entrambi sostengono che quando i bambini incorporano l’aggressività nel loro gioco di finzione, possono imparare come controllare i veri impulsi violenti e regolare le loro emozioni. Freud parlava di una natura non necessariamente patologica dell’aggressività: è come se la vita ci abbia fornito di una dotazione biologica naturale “aggressiva” che ci permette di “esistere nel mondo” e, dunque, in un’ottica evoluzionistica, di sopravvivere e tramandare il nostro corredo genetico.  I giochi di fantasia, compresi quelli con armi giocattolo, o che prevedono scene di morte o di “violenza”, rappresentano un modo attraverso il quale i bambini mettono alla prova la propria forza fisica. È solo in questa maniera che i bambini (così come i cuccioli di animale) imparano in prima persona a dosare la propria aggressività, a controllarla e ad affrontare le conseguenze delle proprie azioni. 

Le armi identificano il contenuto del corpo, quello che è dentro il bambino, con le caratteristiche di forza, potenza, invincibilità. Essendo prolungamenti del proprio corpo (la spada viene tenuta in mano, la freccia viene lanciata…) rappresentano una parte di sè che viene lanciata fuori e conquista lo spazio. E’ un tema maggiormente ricercato dai bambini maschi, che rimanda a una più ampia identificazione con la figura maschile nel suo essere grande, forte, potente.

Un oggetto non strutturato è quello più adatto a diventare”arma” perchè il bambino lo può trasformare con la sua immaginazione. Anche se la valenza è la stessa, è diverso far finta di sparare con un tubo di cartone o un ramoscello piuttosto che con una “vera” pistola giocattolo. Nel primo esempio l’accento è posto completamente nell’azione simbolica, nel secondo c’è anche una suggestione visiva che mantiene un forte legame con la realtà. La funzione simbolica permette ai bambini di impersonare ruoli e modelli sulla base dei messaggi ricevuti dall’esterno: quando il bambino “fa finta che” riproduce la realtà osservata ma, svolgendola in forma simbolica, la adatta alle proprie esigenze emotive. La valenza distruttiva che le armi hanno nella realtà non si manifesta nel gioco: quando un bambino spara e simbolicamente uccide o ferisce o imprigiona l’altro, vuole che resusciti, guarisca o si liberi velocemente, per potergli sparare o catturare ancora e continuare il gioco di dimostrare la sua potenza. E’ quindi un gioco sulla positività di sè e non sulla distruzione.

 


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