Teoria dell’ attaccamento e ruolo dei papà

La teoria di John Bowlby ha introdotto il termine “attaccamento” per identificare i comportamenti dei bambini nei confronti delle figure di accudimento. Questa teoria riconosce che c’è una predisposizione innata nell’essere umano a ricercare e mantenere una condizione di accessibilità fisica e psicologica con la figura elettiva di riferimento. Nella teoria di Bowlby, tale figura elettiva di riferimento, ovvero la principale protagonista dell’attaccamento, è la figura materna. Come è facile intuire, a lungo le riflessioni all’interno dei servizi si sono focalizzate sulla coppia mamma/bambino, sul loro attaccamento e sulla rilevanza di questa relazione nell’incontro con il nido… al nido si pensa che giunga una coppia, la mamma e il bambino.
E i papà? I papà sono oggi molto più presenti rispetto al passato già nei primi anni di vita dei loro bambini. Riconosciamo che i padri iniziano ad occupare uno spazio sempre maggiore all’interno del sistema dei servizi educativi, e lo fanno con modalità proprie, con le proprie percezioni, emozioni, cognizioni. Il ruolo che giocano in rapporto all’esperienza del Nido dei propri figli sta perdendo marginalità; essi cominciano, non solo ad essere visibili, ma ad interagire attivamente nei processi relazionali e nelle dinamiche quotidiane.

Ma tornando alla teoria dell’attaccamento, segnaliamo che diverse ricerche riguardanti il potere del rifiuto e dell’accettazione dei genitori nel formare la personalità nei bambini, hanno permesso di comprendere che l’amore del padre, al pari di quello della madre, contribuisce molto allo sviluppo di un bambino.

Ronald Rohner, professore presso l’Università del Connecticut, dopo aver analizzato le ricerche realizzate a livello internazionale nell’ultimo mezzo secolo, ritiene si possa affermare che l’esperienza del rifiuto, soprattutto da parte dei genitori, durante l’età pediatrica ha un effetto molto forte sullo sviluppo della personalità. Inoltre, i bambini e gli adulti, indipendentemente dalle differenze di cultura e genere, tendono a rispondere esattamente allo stesso modo quando hanno percepito loro stessi come respinti dai loro caregiver e dalle altre figure di attaccamento. I bambini, in risposta al rifiuto da parte dei genitori, non solo tendono a sentirsi più ansiosi e insicuri, ma risultano anche più ostili e aggressivi bei confronti degli altri. Il dolore del rifiuto tende a ripresentarsi in età adulta, rendendo più difficile instaurare relazioni sicure e fiduciose con i loro partner.

Ebbene, i risultati di queste ricerche hanno evidenziato che i bambini sperimentano l’influenza del rifiuto da parte del padre come superiore rispetto a quello della madre.

Il messaggio di queste ricerche è che anche la relazione di attaccamento padre-bambino nella prima e nella seconda infanzia è fondamentale per lo sviluppo di una persona. Nella costruzione del modello di attaccamento i bambini, soprattutto durante il periodo di sviluppo delle prime acquisizioni cognitive ed emotive-relazionali, hanno la necessità di sviluppare un rapporto che tende all’ alleanza con entrambi i genitori che dovrebbero avere differenti ruoli, ciò indipendentemente dalla personalità e dal comportamento del bambino. Ad esempio, generalmente la madre è portatrice di affetto e fiducia incondizionata, fondamentale per favorire lo sviluppo della capacità al dialogo e alla stima di sé; mentre il padre è il portatore di un modello di responsabilità e capacità nell’ assumere decisioni, costituisce una figura determinante nella prevenzione di eventuali comportamenti antisociali e favorisce l’evoluzione dell’affettività adulta, in quanto l’amore paterno, non scontato e condizionato, è un amore che va conquistato e quindi richiede uno sforzo che lo avvicina al modello dell’amore adulto.
Il risultato è che l’amore può essere incondizionato e sicuro, ma è un qualcosa che occorre coltivare e gestire, non è qualcosa che è dovuto a prescindere dai comportamenti. Se la relazione con la madre (che generalmente, per la sua costante presenza, fornisce i quotidiani indirizzi comportamentali), non è compensata dall’ interiorizzazione della presenza di una figura alternativa (quella del padre), conduce ad una alienazione dal discernimento, termine tecnico che significa che il bambino può perdere la capacità di valutare i termini di una questione, in modo da poter operare scelte corrette, non solo delle funzioni e delle identità (compresa quella sessuale), ma anche dell’EQUIVALENZA DEI VALORI, che nel progressivo sviluppo della personalità, potrebbe tradursi in un sistema comportamentale di tipo oppositivo, in cui la rabbia viene utilizzata per punire il genitore (o in futuro il partner).
Questi bambini possono incontrare grosse difficoltà nelle situazioni in cui devono condividere con altri ad esempio, le attenzioni di un adulto, in quanto sono portati ad interpretrare una normale disattenzione nei loro confronti, come una punizione. Per conquistarsi l’attenzione, l’unico comportamento che sono in grado di attuare è quello di essere indisciplinati, anche a costo di essere sgridati o peggio ancora, puniti.

 


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