Comunicare con i segni favorisce lo sviluppo del linguaggio?

Arriva anche in Italia il metodo basato sull’apprendimento di una serie di segni e gestualità  con i quali il bambino può imparare ad esprimersi prima ancora di iniziare a parlare. Questo metodo, nato negli Stati Uniti dove le psicologhe Linda Acredolo e Susan Goodwin hanno studiato i comportamenti comunicativi spontanei di neonati e bambini, si fonda sull’osservazione che sia la comprensione della lingua, che le capacità motorie si sviluppano nei bambini piccoli più velocemente della capacità di parlare. Inoltre i neonati apprendono attraverso l’imitazione e tutti questi fattori rendono possibile insegnare loro dei segni per comunicare i loro bisogni.

Insegnare a un neonato a comunicare attraverso i segni ha diversi vantaggi:

  • Permette una comunicazione più efficace e precoce
  • Riduce le situazioni di incomprensione
  • Fortifica la relazione genitore-figlio

L’apprendimento dei segni avviene infatti in parallelo allo sviluppo del linguaggio e la sua pratica richiede concentrazione nell’osservare il genitore o l’educatore.

Insegnare al neonato a comunicare attraverso i segni non è difficile ma richiede pazienza. Il periodo ideale per iniziare ad usare i segni è quando il bambino inizia a dimostrare da solo il desiderio di comunicare. Di solito verso i 9 mesi inizia a fare dei monologhi e usa rumori, gesti ed espressione per attirare l’attenzione.

Si inizia con un segno relativo ad un contesto a cui il bambino è molto interessato, ad esempio il cibo, e per una parola di uso frequente. Il segno può essere completamente inventato, l’importante è che sia semplice da imitare e facile da ricordare. Ogni volta che si usa la parola va usato anche il segno, ripetuto ed enfatizzato il più possibile. Per esempio se diciamo “bere” o “acqua”, possiamo usare contestualmente il segno di portare le mani o un dito alla bocca. L’imitazione del gesto può avvenire dopo qualche giorno come dopo qualche settimana, quindi è importante avere pazienza. È anche possibile che il bambino inizi ad usare il segno ma che non risulti immediatamente chiaro che cosa voglia esprimere. Una volta imparati i primi segni si può iniziare ad aumentarne l’uso e  se li inseriamo nel gioco e nella routine quotidiana, l’apprendimento sarà sempre più rapido. Il bambino, così, ha la possibilità di esprimere efficacemente cosa vuole, pensa o sente molto prima di poter parlare.

Ma la domanda che spesso genitori ed educatori si pongono è se questo metodo possa facilitare o meno lo sviluppo del linguaggio.

Alcuni studi scientifici americani hanno evidenziato come l’uso dei segni potrebbe aiutare ad alleviare la frustrazione tra l’età di 8 mesi e 2 anni – quando i bambini iniziano a sapere quello che vogliono, hanno bisogno di comunicarlo ma non hanno necessariamente le abilità verbali per esprimersi. Anche i bambini che hanno ritardi nello sviluppo potrebbero trarne beneficio. Sono necessarie ulteriori ricerche, tuttavia, per determinare se la lingua dei segni del bambino promuove il linguaggio avanzato, l’alfabetizzazione o la cognizione. In ogni caso, non ci sono nemmeno studi scientifici che in realtà evidenzino che linguaggio dei segni ostacoli lo sviluppo linguistico del bambino.

Il Secondo gli insegnanti di questo metodo, i bambini che nei primi mesi utilizzano i segni sono portati in seguito ad adottare un vocabolario più ampiofrasi più lunghe e, secondo il test del QI, sono più intelligenti. Inoltre si è notata una riduzione della frustrazione di genitori e bambini grazie alla possibilità di espressione e comprensione dei bisogni; maggiore autocontrollo di comportamento ed emozioni; accrescimento dell’autostima e rafforzamento del legame genitore-figlio.


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