Fare segni, Lasciare tracce

L’attività grafica è espressione della vita emotiva del bambino: è segno di stati d’animo, sentimenti, pulsioni, desideri, timori.

Il disegno rivela la personalità e, nel contempo, è forma di comunicazione sociale. Ma mentre la scrittura ha regole codificate e più rigide, il disegno gode di maggiore libertà. Il clima emotivo in cui è immerso il bambino, il modo di rappresentare la realtà spesso vengono rivelati in maniera più spontanea attraverso il disegno. I disegni infantili sono da ritenersi quindi forme espressive e comunicative ricche di messaggi e descrizioni della realtà infantile.

Come il gioco simbolico, anche il disegno svolge una funzione catartica, di liberazione delle emozioni ed è veicolo eccellente della creatività e della costruzione del pensiero intellettuale. Bambini che si trovano in difficoltà o vivono momenti drammatici della propria esistenza rivelano il vissuto e il pensiero anche attraverso il disegno.

Con il disegno il bambino rappresenta il gesto, la realtà, le emozioni: elabora sinteticamente il suo modo di essere al mondo. Con il disegno codifica la realtà, rappresentandone gli aspetti più significativi e rivelando, nel contempo, la sua personalità.

Il disegno può, quindi, essere uno strumento utile all’insegnante per capire il livello di maturazione del bambino. Non è l’unico strumento: l’insegnante osserva e comprende il linguaggio del bambino, la sua espressività corporea, il suo comportamento, la sua socialità. L’insegnante NON è uno psicologo e pertanto non svolge e non deve svolgere una funzione diagnostica o terapeutica in senso stretto. L’insegnante svolge una funzione educativa e di supporto alla crescita: solo in questo senso e con questi limiti ha significato parlare di interpretazione del disegno infantile effettuato dagli educatori che sono a contatto quotidiano con il bambino.

Il disegno come rivelatore della dimensione simbolica infantile

L’analisi del disegno del bambino si presta ad un duplice piano di lettura:

  • lettura dei contenuti manifesti, espliciti: Il disegno diventa rivelatore dell’organizzazione cosciente, dei tratti della personalità e dei contenuti cognitivi del bambino.
  • lettura della dimensione psichica profonda, implicita: significa passare da una lettura dei contenuti manifesti all’ascolto di un linguaggio silenzioso, che rimane il più delle volte oscuro al bambino stesso. Mentre il bambino crede di parlare sulla realtà, finisce per raccontare di sé, mentre crede di star dipingendo il mondo, finisce per dipingere il “suo” mondo.

Il disegno rappresenta una modalità di accesso alla dimensione psichica profonda più diretta che non usa il linguaggio verbale. E’ una peculiare modalità comunicativa del bambino di rappresentare il proprio mondo interno. Frammenti di inconscio diventano linee e colori. Il foglio bianco diviene lo schermo dei desideri e dei conflitti, delle proiezioni positive e di quelle negative, degli investimenti su oggetti e persone, delle identificazioni e delle negazioni

(Oliverio Ferraris, 1973)

Elementi consci e inconsci sono rappresentati in modo più libero rispetto alla scrittura. Il bambino può rappresentare, attraverso il disegno e il colore, conflitti e ansie, piaceri e desideri.

Ovviamente il disegno va letto con grande conoscenza del bambino, della sua evoluzione e nel contesto di altri disegni e forme espressive. Come il sogno, ha una sua simbologia e sintassi.

Ad esempio, la linea ha una forte valenza di espressione della vita emotiva: in genere arrotondamenti e segni allargati indicano rilassamento e benessere; il malessere è indicato con il contrario. Linee solcate pesantemente, spezzate, forti, corte parlano di energia, aggressività. Il contorno fortemente rimarcato, rigido, ci indica ostilità, coartazione.

Anche l’organizzazione spaziale è importante: una buona distribuzione delle figure è segno di serenità. Uscire dai bordi indica immaturità o scarso controllo, ovviamente sempre rapportati all’età. La parte superiore del foglio è spesso preferita dai piccoli, evoca rilassamento, leggerezza; la parte bassa evoca pesantezza, costrizione. La parte sinistra in basso evoca malinconia, introversione, mentre la sfera destra è indicatore di benessere e gioia.

Per quanto riguarda il colore: i bambini dai 3 ai 6 anni preferiscono, in genere, colori intensi e caldi. L’assenza di colore, in modo costante è indicatore di difficoltà affettive. I colori caldi simboleggiano attività, eccitazione, impulsività, mentre i colori freddi simboleggiano passività, calma, inerzia.

Lo scarabocchio

Il lattante osserva la realtà cogliendo le tracce degli oggetti: tracce sonore e grafiche. All’inizio lo scarabocchio è gesto, è esclusivamente attività motoria. La scoperta del segno grafico è da principio molto casuale. Il bambino scopre man mano che tra i suoi gesti e i segni grafici esiste una relazione. Solo verso i 18 mesi circa iniziano a differenziarsi i tratti dello scarabocchio, inizialmente caotici: lo scarabocchio diventa a questo punto un gioco che provoca piacere profondo. Tra i due e i tre anni il bambini inizia a dare significato e nome a ciò che disegna, e  vuole lasciare tracce ovunque.

Ma che cos’è lo scarabocchio? Gli scarabocchi sono tutti uguali?

Gli scarabocchi sono manifestazioni grafiche con diverse forme e diversi significati: sono modalità di espressione che rappresentano forme diverse di individualità e di sviluppo.

Ad ogni fase evolutiva, nei primi anni, corrisponde una tipologia di scarabocchio: tracciati a croce, il verticale e l’orizzontale, segni in diverse direzioni, segni circolari e angolari, segni con scarso controllo e poi con il controllo dello sguardo, riccioli, spirali, cerchi.

Neppure i primi scarabocchi sono disposti sul foglio a caso: per la maggior parte dei casi essi sono tracciati secondo modelli di posizione, cioè con una consapevolezza dei rapporti figura, vedendo il foglio come un tutto unico e reagendo di conseguenza. Questi modelli di posizione appaiono intorno ai due anni e una volta acquisiti non vanno più perduti.

Verso i tre anni il bambini traccia intenzionalmente segni verticali, orizzontali, croci, cerchi, figure aperte e chiuse.

Successivamente disegna in modo approssimativo quadrati: verso i quattro anni disegna schematicamente figure umane: a quattro anni il bambino, in genere, ha superato la fase dello scarabocchio.

Lo scarabocchio origina quindi gradualmente il disegno e la scrittura che si differenzieranno progressivamente.

 


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