I sogni dei bambini

Il sogno è un’attività notturna del nostro cervello che fa emergere, al di fuori della consapevolezza, quelle cose che sono rimaste compresse durante il giorno. Si tratta di eventi, situazioni e fatti evidentemente potenti, intensi, non risolti e che durante la fase del sogno possono uscire allo scoperto, come se si aprisse una porta in precedenza chiusa. Il momento in cui si sogna è lo spazio del non detto che finalmente può essere espresso.

Alberto Pellai

Secondo Freud i bambini sognano fin da piccolissimi: il padre della psicoanalisi infatti attribuisce all’attività onirica infantile un importante ruolo biologico e psicologico nel normale sviluppo del bambino stesso.

Anche Jung approfondì l’argomento, ritenendolo significativo dello sviluppo della personalità  “I Sogni dei bambini” è il frutto dell’insegnamento di Jung presso l’università di Zurigo.

I sogni, infatti, possono rivelare molto di noi, dei nostri vissuti e delle nostre emozioni. E questo vale anche per i bambini. Attraverso i sogni il nostro inconscio trova modo di comunicare alla nostra coscienza messaggi importanti: ricordi, paure, disagi, conflitti, aspirazioni, desideri, esigenze, problematiche, una realtà emotiva interiore di cui spesso non siamo pienamente consapevoli, che il sogno ci restituisce in forma di “simboli”.

Nel bambino, a questa funzione fondamentale se ne aggiunge un’altra: consentire lo sviluppo del sistema nervoso, attraverso organizzazione della capacità cognitiva, della memoria visiva e delle proprietà linguistiche. Dunque, nel bambino sognare assolve una duplice funzione: psicologica (come nell’adulto) e intellettiva.

La funzione psicologica consiste nel fatto che attraverso l’attività onirica il bambino crea una realtà virtuale che gli permette di interpretare la realtà esterna e il suo mondo interiore rielaborandone in modo fantastico immagini, suoni, emozioni: i sogni lo fanno entrare direttamente a contatto con il suo universo emotivo, fatto di desideri, entusiasmi, pulsioni, tensioni, paure, angosce.

La funzione intellettiva consiste nel fatto che sognare aumenta le capacità cognitive del bambino, potenziandone velocità di apprendimento, attenzione e linguaggio, grazie alla creazione nel cervello di nuove connessioni nervose senza l’interferenza di altri percorsi mentali che lo distraggono da sveglio o nel sonno leggero. Non a caso, data la duplice funzione dei sogni, per tutta l’infanzia il bambino sogna molto più e con più vivacità dell’adulto.

Ancora nella pancia della mamma, i bambini sono immersi in un mondo di percezioni sensoriali, e gli studi hanno dimostrato la loro capacità sognare ancor prima di nascere, grazie al rilevamento della fase Rem del sonno, quella del “rapid eye movement”, in feti di sette mesi. In questo stadio di sviluppo, il feto è addormentato per la maggior parte del tempo e la sua attività cerebrale alterna cicli regolari di fase Rem e non Rem, proprio come negli adulti.

Una volta nati, i bambini ricevono stimoli dal mondo esterno, cominciano ad interagire con lo stesso e a rielaborare le nuove esperienze sensoriali sotto forma di sogni. Considerando che i neonati passano circa i 2/3 del loro tempo dormendo, gli studiosi analizzando la loro attività cerebrale hanno scoperto che hanno una intensa attività onirica, che inizia appena si addormentano e termina appena un attimo prima di svegliarsi: realtà e sogno per i neonati hanno ancora confini molto sottili.

Non é possibile sapere che cosa sognano i neonati perché non sono in grado di raccontarlo; gli studiosi ritengono che i loro sogni siano “ad immagini” più che a struttura narrativa, e che sognare permetta loro di rielaborare e consolidare gli stimoli e le sensazioni esterne ricevute durante lo stato di veglia.

Sognare quindi per i bambini è un’attività fondamentale perché il cervello possa apprendere, fissare e memorizzare le esperienze vissute.

A partire dai 2/3 anni i bambini cominciano a sviluppare capacità cognitive e linguistiche che permettono di raccontare i loro sogni: le ricerche mettono in evidenza come in questa fase i sogni dei bambini siano ancora a figure statiche, immagini o scene singole, o azioni ed eventi come ad esempio dormire in un posto diverso dal loro lettino. Compaiono anche i “pavor notturni”, ovvero sogni o stati di paura durante il sonno.

Intorno ai 5 anni inizia a svilupparsi il sogno narrativo, cioè con una trama e un’azione, in cui i bambini stessi sono coinvolti. La durata del sogno è maggiore, e i particolari sono più vividi, tanto che i bambini cominciano a ricordarne dei brani e a raccontarlo.

Quello che però è più importante è che i bambini sognino per lo sviluppo cerebrale e per sognare i bambini hanno bisogno che il loro sonno abbia la giusta durata e la giusta regolarità: questo ci suggeriscono i più recenti studi sulle neuroscienze.

Cosa ci dicono i sogni dei bambini?

Non si tratta di interpretare i sogni come se si volesse psicanalizzare, ma semplicemente apprezzare la possibilità che i sogni dei più piccoli ci offrono per vedere il mondo con i loro occhi, come amplificazione del loro mondo interiore.

Quello che colpisce quando i più piccoli raccontano i loro sogni è appunto la scoperta di come il loro senso di realtà sia molto lontano dalla comprensione che noi “grandi” abbiamo del mondo. Per i bambini tutto è possibile e con il loro sognare danno vita alle loro fantasie più nascoste, ai loro desideri, ma anche alle loro paure, alle ansie, alle preoccupazioni che non riescono a verbalizzare alla luce del sole. Per questo ascoltare i loro sogni è tanto importante: sono una finestra straordinaria per entrare in relazione con il loro mondo interiore, un mondo dove, però, ci si deve muovere con cautela e rispetto.

Avendo a disposizione il loro racconto del sogno fatto, possiamo concentrare la nostra attenzione su alcuni aspetti. Chiaramente non è possibile pensare ad un’interpretazione univoca, ad un unico significato per ciascuna immagine o racconto di un sogno.

Partiamo dalla consapevolezza che si tratta di elaborazione di un’esperienza vissuta, e facciamo riferimento alle emozioni collegate, allo stato d’animo dei bambini, a qualcosa che li ha toccati in profondità e che magari hanno fatto fatica a gestire nella realtà.

Ecco quindi che l’immaginario e l’aspetto simbolico che emergono dai loro sogni sono spunti di riflessione importanti per capire una situazione particolare che stanno vivendo, strumenti preziosi per avvicinarsi ai loro vissuti ed emozioni.

A cosa prestare attenzione nei sogni dei bambini

  • La prima lettura può riguardare le immagini principali che emergono dal racconto del sogno: sono quelle che il bambino racconta con maggiori dettagli ed enfasi. Possiamo provare anche a fargli disegnare quello che ci ha raccontato, e associare l’osservazione del disegno.
  • Le emozioni che emergono sono significative, come tipologia ed intensità. Alcuni studi hanno evidenziato ad esempio che circa il 20% dei sogni di bambini sotto i 5 anni hanno come tipo emotivo predominante nei sogni l’angoscia e/o l’aggressività. L’angoscia è raffigurata, in genere, dall’essere coinvolti in situazioni pericolose o nel trovarsi di fronte a soggetti pericolosi (mostri, fantasmi, animali feroci).
  • Il bambino ha un ruolo attivo o passivo, di semplice spettatore nel sogno?
  • Si tratta di un sogno ricorrente? Questo suggerisce particolare attenzione, potrebbe trattarsi cioè di una serie onirica, un insieme di tentativi di elaborazione, preconscia ed inconscia, di un conflitto psichico o di una fantasia.

 


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