Il tempo e i bambini: il qui e ora

di dott.ssa Parimbelli Giovanna

Alice” per quanto tempo è per sempre?”
Bianconiglio “a volte, solo un secondo”
Lewis Carrol

Osservando i bambini di un anno sembra che abbiano un tempo dilatato al contrario di noi adulti che non ne abbiamo mai abbastanza. E’ come se i bambini piccoli agissero senza tempo.

L’elaborazione del senso del tempo avviene in aree diverse del cervello: lobi frontali, temporali e parietali, gangli della base, cervelletto, e si forma nel bambino parallelamente allo sviluppo del cervello stesso.

  • A 18 mesi il bambino ha il senso del presente immediato,
  • a 30 comincia ad elaborare quello del futuro,
  • e solo a tre anni, dopo la maturazione dei centri della memoria, quello del passato.

I bambini fino a sei anni percepiscono lo scorrere del tempo, l’organizzazione della giornata, hanno in mente episodi singoli, situazioni specifiche, ma non riescono a comprendere la durata del tempo perché necessitano di ragionare sulla concretezza e tangibilità delle cose.

I bambini vivono il presente, il qui ed ora e non possono ragionare su ipotesi, previsioni o progetti futuri. E mi permetto di scrivere che dovremmo per certi versi imparare da loro a vivere il presente, ma forse questo nemico invisibile (il Coronavirus, ndr) ce lo sta imponendo a modo suo.

Ritornando ai bambini, per loro il mondo è quello che si vive e si fa in quel preciso istante.

La riflessione astratta sul tempo invece coinvolge l’immaginazione ed avviene molto più avanti.

La percezione del tempo è una delle attività cerebrali automatiche di cui spesso non ci rendiamo conto, ma si tratta di un’operazione cognitiva complessa, tutt’altro che banale soprattutto quando non riusciamo a scandire i tempi, proprio come accade in questi giorni, il fatto di non uscire di casa di non attendere il rientro di un genitore è per il bambino un tempo indefinito, non ha riferimenti concreti e questo può confondere.

Una prima considerazione da fare, decisamente importante per quanto riguarda il dialogo con i bambini circa la percezione del tempo é la distinzione tra il tempo naturale con l’artificiale.

In età prescolare è davvero molto difficile per i bambini concepire qualcosa di totalmente astratto come il passare del tempo. Ciò fa sì che alcuni ritmi che non seguono alcuna temporalità naturale siano più difficili da comprendere per un bambino, significa che per un bambino è più facile comprendere il giorno e la notte piuttosto che comprendere che da lì a cinque minuti ci si mette a tavola.

Dire quindi ad un bambino di 1/2 anni “tra cinque minuti” o “tra due ore facciamo il bagno o pranziamo” non fa differenza, è un tempo indefinito che passa.

Ecco perché è importante fin da quando hanno pochi mesi stabilire delle routine e ancor più in questi giorni, routine che si ripetono quotidianamente per aiutarli ad orientarsi tra le varie attività e momenti della giornata ora che sono più dilatate che mai.

Ma mano che crescono i bambini sentono sempre più il bisogno di capire il tempo che passa e come si susseguono i diversi impegni giornalieri perché prevedere rassicura, riduce l’ansia di cosa accadrà.

Così pian piano sarà utile introdurre il concetto di prima e dopo. Chiedere ad un bambino immerso in un’attività tra cinque minuti metti via e come dire tutto e nulla, possiamo utilizzare un timer o una clessidra o un orologio fai-da-te o ancora un disegno così che possa vedere con i suoi occhi lo scorrere del tempo.

Questi sono giorni sospesi, e tutti noi lo stiamo sperimentando, e per i bambini può risultare ancora più complesso, per questo può essere utile creare tabelloni e ritagliare un sole e una luna che rappresentano il giorno e la notte , ritagliare immagini di igiene/pasto e giochi per dettare ritmi e tempi.

Può essere un’occasione per i più grandicelli arricchendo il tabellone con i giorni della settimana, ed in età scolare per stabilire quando e quando è permesso l’uso di tablet o televisione.

Raccontare la quotidianità attraverso foto o disegni sul tabellone permetterà ai bambini di registrare alcuni termini e concetti: alla mattina ci svegliamo, facciamo colazione, ci laviamo, ci vestiamo, giochiamo, ma anche giochi da solo mentre la mamma o il papà prepara il pranzo.

Utilizzare riferimenti tangibili: finita la merenda, si va in bagno a lavarsi le mani, unisci gli ultimi due pezzi di lego e poi ceniamo. Perché il rischio è che noi stessi veniamo fagocitati in questo NON tempo, sospeso e di conseguenza anche i bambini si sentano dilatati e sappiamo tutti quanto al contrario sia indispensabile avere contenimenti fisici ed emotivi.

Come già anticipato la routine è per i bambini fondamentali proprio perché diventa prevedibile, sicura, controllabile, pensabile e riesce a dare dei confini, dei paletti, all’astrazione del tempo.
Per aiutarli a comprendere l’irreversibilità del tempo può essere utile utilizzare anche fotografie di loro stessi di quando erano appena nati e foto del presente.

Inoltre, per imparare i giorni della settimana o i mesi dell’anno, ci si può avvalere anche di filastrocche e canzoncine.
Ma anche il semplice affacciarsi alla finestra e vedere il tempo metereologico prima pioveva adesso c’è il sole li aiuta ad avere sott’occhio l’evoluzione e lo scorrere del tempo.

Queste premesse servono a noi adulti per poter abbassare le aspettative nei confronti di bambini di età prescolare, così da ridurre il più possibile fastidio e nervosismo dettati semplicemente da due sviluppi cognitivi differenti, chiedere ad un bambino di attendere senza avere un riferimento concreto è come se parlassimo una lingua a lui sconosciuta.

 

 

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