La terapia del “Gioco della sabbia”

Il “Gioco della Sabbia” è legato al nome della psicoanalista Dora Kalff, che lo derivò dalla tecnica del “Gioco del Mondo”, ideato a Londra dalla pediatra inglese Margaret Lowenfeld per permettere al bambino di dare espressione al proprio mondo.

Dora Kalff, che era allieva di Jung, prese dunque ispirazione dal “Gioco del Mondo” e lo integrò in una visione teorica junghiana, basata sul principio analitico della presenza nella profondità dell’inconscio di una tendenza della psiche a guarirsi, e trasformò il gioco in strumento terapeutico.
La Terapia del Gioco della Sabbia elaborata da Dora Kalff è quindi una terapia specifica che aiuta il bambino a riconnettersi o rinforzare il suo nucleo naturale di personalità, ad esprimere le sue esperienze emotive profonde.

Il gioco della sabbia è non verbale nel senso che si pone l’accento sulla possibilità di esprimere, sotto forma di immagini, materiale inconscio che non può essere ancora verbalizzato.

Contenuti interni sono portati all’esterno, diventano visibili, possono essere percepiti e può essere vissuta la qualità emotiva che li accompagna.

(Dora Kalff)

Perchè la sabbia?

Perchè la sabbia è un materiale disponibile e accogliente, ha una grande attrattiva innata sia sui bambini che sugli adulti e ciò la collega al suo valore archetipico di madre terra.

Come la madre terra, infatti, la sabbia ha una notevole capacità di risposta, i segni impressi sulla sabbia rimandano a delle risposte diverse, anche in base al suo essere asciutta o bagnata.

Materiale duttile e trasformista, la sabbia può accogliere anche segni violenti e distruttivi, senza tuttavia distruggersi o scomparire.

Tutto ciò che viene creato con la sabbia svanisce, cambia forma, è soggetto alle trasformazioni provocate dal vento, dall’acqua, dai passi che la percorrono. Per tali motivi è l’emblema degli effetti del tempo e delle influenze esterne, ma, nello stesso tempo, anche della resistenza e dell’adattabilità.

Dove si applica la Terapia del Gioco della Sabbia?

La Terapia del Gioco della Sabbia, è attivabile tramite un percorso che avviene alla presenza di un terapeuta specializzato e preparato alla comprensione delle dinamiche che emergono.

E’ indicata nelle manifestazioni di disagio emotivo del bambino che sono spia di una difficoltà a crescere, a rapportarsi con il mondo e con la propria identità ancora in formazione. Ad esempio, per disagi che si manifestano in comportamenti irrequieti ed aggressivi oppure di isolamento e ritiro, relazioni difficili con i coetanei, instabilità nel gioco oppure in un approccio non costante o problematico all’apprendimento; è particolarmente valida nelle situazioni in cui le origini dei disagi risalgono a fasi preverbali dello sviluppo, come nelle difficoltà del linguaggio, dell’alimentazione, del sonno, nella tendenza ad ammalarsi ripetutamente.

E’ una risorsa preziosa in tutte quelle situazioni che sono per il bambino difficilmente pensabili o non ancora esprimibili a livello verbale, quelle traumatiche, di sofferenza per i conflitti o la separazione fra i genitori, per il distacco dalle proprie origini come nelle adozioni.

Dove e come questo avviene?

Nello «spazio libero e protetto», come la stessa Kalff definisce la sabbiera in cui si svolge appunto il gioco della sabbia. La sabbiera è in questo gioco una cassetta a forma rettangolare, in cui il bambino può esprimere contenuti, attraverso la libera collocazione di oggetti e personaggi.

Dora Kalff aveva osservato a Londra presso la pediatra inglese Lowenfeld come il Gioco del Mondo veniva proposto mettendo a disposizione dei bambini tutta una serie di strumenti da scoprire e attraverso cui esprimersi (la palestra, la pittura, il giardino e quindi anche la sabbiera, dove il bambino poteva porre oggetti e pupazzi, fornendo al terapeuta quindi un’idea della sua personalità).

Partendo da questo, Dora Kalff rielabora un approccio personale per la Terapia del Gioco della Sabbia, in cui riconosce un processo analitico nella modalità di contatto con la sabbia e con la sabbiera, nella costruzione della scena, nell’uso e scelta degli oggetti e dei personaggi, nel trattamento che il bambino riserva alla sabbia. Quindi teorizza la sua applicazione terapeutica, e il Gioco della Sabbia (“Sand play”) diventa uno strumento importante per mettere in luce il prendere forma di esperienze emotive ed istintive, veicolate dalla corporeità. Il gesto, il movimento, la mimica, la postura del corpo, non essendo vincolati dall


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