L’AUTISMO: QUESTA COSA OSCURA

Quando parliamo di autismo pensiamo sempre a qualcosa di oscuro, sia per la particolarità e l’incomprensibilità del comportamento di questi bambini, sia perché, nonostante le numerose ricerche, si sa ancora molto poco a riguardo.

La parola autismo deriva dal greco “autòs”, che significa “se stesso”, per tale motivo questo termine è stato utilizzato in passato per indicare una chiusura nei confronti del mondo esterno e un forte ripiegamento su se stessi dei pazienti schizofrenici. Il disturbo autistico è stato così definito proprio perché una delle peculiarità di queste persone è la tendenza all’isolamento e al non comunicare con gli altri.

L’autismo è oggi classificato tra i disturbi pervasivi dello sviluppo, i quali indicano tutte quelle patologie caratterizzate da problemi nell’interazione sociale, nella comunicazione verbale e non verbale e da un repertorio di attività e interessi bizzarri, limitati e stereotipati, con esordio entro i 3/5 anni di vita (classificazione del DSM IV).

Il termine pervasivo si riferisce al fatto che tale disturbo spesso compromette la totalità della persona, ovvero lo sviluppo dell’intelligenza, dell’attenzione, della memoria, del linguaggio, dell’imitazione e dell’adattamento all’ambiente. L’autismo è una disabilità molto grave, che invalida il bambino in modo tale da renderlo spesso non autonomo, e che non dà molte speranze di guarigione, anche se non in tutti i casi.

Nonostante questo teorico tentativo di classificazione, i bambini autistici sono tra loro molto diversi, e come tutti i bambini del mondo, nessuno di loro è uguale ad un altro; questa eterogeneità riguarda sia i sintomi manifestati, sia il livello di gravità degli stessi.

Attualmente l’incidenza del disturbo autistico è di 4.5 casi su 10000 nascite, con una forte prevalenza maschile; questi dati sono piuttosto allarmanti in quanto l’autismo inizia ad essere sempre più diffuso.

Nonostante questo siamo ancora lontani da una buona conoscenza di tale patologia, e questo comporta non pochi problemi nella diagnosi e nel trattamento.

Le ricerche attuali sono volte a identificare possibili anomalie organiche di natura cerebrale o genetica, al fine di migliorare le strategie di diagnosi precoci e i trattamenti riabilitativi.

Fino a poco tempo fa si pensava che il rapporto del bambino con i genitori, ed in particolare con la mamma, fosse la causa dello sviluppo alterato del bambino autistico. Oggi invece si fanno sempre più evidenti le prove di particolari disfunzioni nell’emisfero destro di questi bambini, e più in generale si pensa sempre più ad una convergenza di cause multiple sia a livello organico che psicologico.

Sebbene, però, non vi sia ancora una cura per l’autismo, una diagnosi precoce e un trattamento appropriato sono da considerarsi fondamentali, in quanto possono favorire lo sviluppo di nuove abilità e la riduzione di comportamenti indesiderati nel bambino.

Solitamente i bambini autistici non hanno una diagnosi definitiva prima dei 4 anni di età, anzi spesso molto più tardi. In realtà il disturbo tende a manifestarsi intorno ai 30 mesi, quindi verso i 2 anni è già possibile valutare una compromissione della comunicazione e delle abilità di gioco.

Kanner, il primo autore a parlare di autismo in termini di “sindrome”, pensava che i primi sintomi di tale patologia fossero evidenziabili sin dai primi mesi di vita, ad esempio nei bambini autistici sembravano essere assenti alcuni comportamenti tipici dei neonati, quali l’adattamento della postura prima di essere presi in braccio. Alcuni di loro addirittura incurvavano la schiena per non essere presi in braccio e per evitare di entrare in contatto con l’altro.

Molti clinici, sebbene non tutti, si trovano ora piuttosto concordi nel collocare l’esordio del disturbo autistico intorno ai 30-36 mesi di età.

Un’ attendibile diagnosi precoce può essere effettuata attraverso l’individuazione dei primi sintomi manifestati, spesso osservati proprio dai genitori.

Intorno ai 12 mesi possono essere presenti alcuni sintomi critici, quali particolari difficoltà nella capacità di mostrare oggetti alla mamma, o indicare, nonché di stabilire un contatto oculare e di girarsi se chiamati. Intorno ai 18 mesi invece si può spesso notare una difficoltà nel condividere l’attenzione su un oggetto, o su un gioco, insieme alla mamma o al papà, una difficoltà nel gioco simbolico, nell’imitazione e nelle prime forme del linguaggio (vocalizzi o prime paroline).

A dimostrazione del fatto che i bambini autistici sono tra loro molto diversi, basta considerare le differenze nell’esordio dei primi sintomi. Ci sono infatti bambini che mostrano problemi nel comportamento fin dalla nascita, ed altri che invece hanno uno sviluppo regolare fino ai 2 o 3 anni di età, e che poi improvvisamente hanno una regressione delle capacità prima acquisite (es. non parlano più, non sorridono più), o un blocco nello sviluppo ( es. il linguaggio non evolve più).

Riportiamo qui in modo piuttosto sintetico, ma completo i principali sintomi/segni osservabili prima dei 36 mesi, considerando che questi aspetti possono essere completamente o parzialmente assenti, a seconda del bambino:

Difficoltà e compromissione nell’interazione sociale:

  • Non guarda negli occhi (evita lo sguardo, o sguardo assente)
  • Non sorride, o lo fa senza un reale motivo
  • Tende a isolarsi o a evitare l’altro (si allontana fisicamente, gioca da solo evitando gli altri bambini)
  • Non si gira se chiamato
  • Non guarda un oggetto indicato dai genitori (non richiama l’attenzione dell’altro)
  • Non imita o l’imitazione è molto povera
  • Non è presente il gioco simbolico (usare un oggetto come se fosse un’altra cosa, o giocare a far finta di…)

Difficoltà e compromissione della comunicazione verbale e non verbale:

  • Mostra un ritardo nel linguaggio (assente la lallazione, o le prime paroline)
  • Linguaggio stereotipato (ripete in continuazione le stesse parole o frasi, senza senso logico)
  • Non mostra la volontà di comunicare o di farsi capire
  • Non indica per farsi capire o se vuole un giocattolo
  • Non mostra oggetti ai genitori.

Attività e interessi bizzarri e stereotipati:

  • Ha reazioni strane a stimolazioni sensoriali (attrazione/fastidio alle luci/rumori, o attrazione per i dettagli)
  • Può manifestare stereotipie o movimenti ripetitivi con le mani, o nell’uso degli oggetti

Altri sintomi:

  • Mostra una regressione delle funzioni (perde alcune capacità prima acquisite, ad esempio un blocco del linguaggio, non indica più..)
  • Difficoltà o ritardo motorio, o goffaggine nei movimenti (stare seduto, gattonare, camminare..)
  • Può sembrare un bambino “apatico”, o al contrario iperattivo
  • Può essere presente un’insensibilità al dolore

Questi sintomi non devono comunque generare allarmismi, lo sviluppo di ogni bambino ha i suoi tempi e le sue modalità. Ciò nonostante è importante fare attenzione ai cambiamenti della crescita del bambino, ma è necessario rivolgersi ad un servizio solo se i sintomi dovessero protrarsi a lungo.

Inoltre i comportamenti sopra citati non sono indicativi solo del disturbo autistico, ma potrebbero avere diverse cause, per esempio un ritardo nell’acquisizione dei movimenti potrebbe dipendere da un problema motorio, e persino la nascita di un fratellino può portare ad una regressione delle capacità apprese. In questo caso è importante accertarsi che il bambino non presenti problemi di altra natura, come una patologia genetica, una situazione di sordità o un disturbo specifico del linguaggio, prima di prendere in considerazione l’autismo.

Non dimentichiamoci che, in certi casi, le persone autistiche possono avere aspettative di vita normale, per questo una diagnosi precoce può essere molto preziosa, se non indispensabile, in quanto porta con sé la grande potenzialità di iniziare il prima possibile una cura adeguata e di migliorare i risultati dei trattamenti riabilitativi, aumentando così le possibilità di miglioramento.


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