Le competenze relazionali dell’educatrice

Nei servizi educativi, è importante anzi basilare, il lavoro sulla relazione. Al nido, bambino, educatrice e genitore sono i protagonisti di una delicata relazione “a tre” che deve essere gestita evitando i conflitti, o meglio cercando di riconoscerli, accoglierli con consapevolezza per riuscire poi a rielaborarli.

Il difficile compito dell’educatrice è quello di instaurare con i genitori una relazione fondata sulla collaborazione, lo scambio, la condivisione del progetto educativo. L’educatrice gioca quindi un ruolo fondamentale nell’intreccio delle relazioni, e per supportare questo suo ruolo sempre più complesso nell’educazione di oggi, deve puntare su una formazione continua, sistemica ed integrata che l’aiuti a conseguire le molte competenze specifiche necessarie.

Le conoscenze che l’educatrice ha acquisito, con la laurea e con la formazione continua, non sono però sufficienti: l’educatrice deve essere in grado di mettersi costantemente in discussione, riflettere, tornare su di sé, sul proprio operato e su quello dei suoi interlocutori (bambini e famiglie), per essere in grado di ridefinire le modalità della relazione.

Le competenze che emergono in questo contesto sono quelle relazionali, che non possono essere solo basate sul carattere e sulla personalità dell’educatrice in sè (capita spesso di sentire frasi come “sono fatta così“, “io sono quello che sono” a giustificazione di un atteggiamento rigido), ma che devono invece essere elaborate e rielaborate, in un lavoro costante e complesso con un pizzico di umiltà nel rimettersi sempre in discussione.

Il punto di partenza è sicuramente quello di sapersi mettere in ascolto: saper ascoltare l’altro, bambino e soprattutto genitore, in modo attivo per aiutarlo ad eprimere i propri vissuti prendendone consapevolezza, è una dote importante, che va rafforzata nel tempo e con l’esperienza. Per comprenderne appieno l’importanza, riflettiamo su che cosa significa, anche per noi, essere ascoltati. Essere ascoltati significa essere presi sul serio, essere considerati degni di attenzione e di riconoscimento, essere accettati ed accolti, il che risponde al bisogno di autostima e di conferma che esiste in ciascuno di noi. Ebbene,  i genitori con cui ci relazioniamo hanno questo bisogno, tanto più oggi  in un mondo genitoriale spesso privo di certezze e di punti fermi.

Che cosa significa ascoltare attivamente?  Significa saper ascoltare e cogliere non solo le parole dette, e il loro significato, ma anche e soprattutto le emozioni, le motivazioni, le aspettative, che si celano dietro parole e atteggiamenti del genitore. L’ascolto attivo richiede apertura mentale e un’attenzione particolare, e soprattutto che ci sia un interesse reale da parte dell’educatrice che ascolta: mettere da parte i propri bisogni e le nostre preoccupazioni per lasciare spazio ai bisogni e preoccupazioni dell’altro, usando l’empatia per comprendere cercando di immedesimarsi nella condizioni e nell’interiorità di chi ci sta comunicando.

 


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