Le riunioni al nido #3: il primo colloquio con i genitori – seconda parte

… Continua dalla Parte 1 – Il primo colloquio con i genitori

Dopo aver parlato di quali preparativi possono essere svolti dalla Direzione del nido, in questo secondo articolo mettiamo l’accento su che cosa possono fare le educatrici per prepararsi all’incontro con i genitori.

Innanzitutto chiedersi quali siano gli obiettivi del primo colloquio individuale con i genitori.

Il colloquio individuale nasce dalla necessità di fissare un inizio e una storia del bambino e della sua famiglia che sia utile alla conoscenza approfondita e al ricongiungimento delle informazioni. Di solito il primo colloquio è preceduto da una riunione assembleare con tutti i genitori, oppure distinta per genitori di bambini nuovi e genitori di bambini che continuano la frequenza dall’anno precedente. Quindi il colloquio individuale rappresenta anche un’utile momento di verifica da parte delle educatrici sull’efficacia delle modalità di comunicazione e di informazione avvenute negli incontri assembleari precedenti. È però con il colloquio individuale che si inizia ad approfondire, in un luogo e in un momento dedicato, la conoscenza di quei genitori e di quel bambino.

Come pianificare in anticipo un colloquio individuale con i genitori piacevole e produttivo?

Il primo suggerimento è quello di predisporre un ambiente confortevole e intimo, dove il colloquio possa avvenire in modo sereno e senza elementi disturbanti (passaggio di persone, rumori, etc.). Meglio preparare alcune sedie per adulti, e carta e penne in modo che i genitori possano prendere appunti, su una superficie (ad esempio un tavolo) abbastanza grande dove poter appoggiare i fogli, o dove esaminare eventuale materiale documentativo sul bambino (disegni, foto, etc.).

Per facilitare la memoria, è bene prepararsi una cartellina o una scheda per ogni bambino con alcuni appunti e una scaletta di argomenti e di osservazioni su cui richiamare l’attenzione dei genitori, in modo da concentrarsi su punti concreti e non divagare. Su questa base si potranno aggiungere le annotazioni su quanto apprenderemo dai genitori.

Quali informazioni raccogliere?

Da parte delle educatrici, le informazioni che sarà utile reperire durante il colloquio riguardano sicuramente la conoscenza del contesto familiare dei nuovi bambini: com’è composto il nucleo familiare, se la famiglia è sola o sostenuta nel compito di cura da parenti o relazioni amicali, se e come mamma e papà si sono organizzati nell’assunzione dei compiti genitoriali.

Un altro contenuto interessante da far emergere durante il colloquio è come i genitori vivono la loro genitorialità. Le conoscenze che abbiamo dei bambini che arrivano al nido sono mediate dal filtro dell’immagine che i genitori hanno del proprio figlio. Come raccontano il loro bambino, come lo descrivono? Che scelte educative hanno intrapreso, e a che livello di consapevolezza? Infine, quali sono le loro aspettative nei confronti del nido?

Alcuni consigli su come condurre il colloquio

Teniamo presente che non dovrà sembrare un interrogatorio o un’intervista, ma le informazioni dovranno scaturire da una comunicazione fra due interlocutori, l’educatrice e la famiglia, e fra le reciproche rappresentazioni dei compiti di genitori e di educatori.

In ogni caso, il colloquio individuale non serve per:

  • Raccogliere informazioni troppo dettagliate sulle abitudini del bambino e della famiglia
  • Fare una valutazione psicologica della famiglia
  • Fare diagnosi sul bambino

Il colloquio dovrebbe avere un tempo prefissato, senza essere troppo breve (si rischia di mettere fretta ai genitori chiudendo i discorsi in modo troppo sbrigativo) o troppo lungo (si rischia di essere troppo dispersivi e di innervosire gli altri genitori nell’attesa). Un tempo medio potrebbe aggirarsi intorno a 15-20 minuti.

Si tratta del primo incontro, e l’obiettivo sarà quello di approfondire la conoscenza anche se non in modo esaustivo, gettando le basi per la fiducia reciproca che continuerà a crescere anche in altre occasioni successive di incontro e di scambio di notizie.

Vanno sicuramente messi da parte tutti i personali sentimenti ed opinioni, disponendosi ad accogliere i genitori nel pieno rispetto del loro ruolo (a cui non ci si deve e non ci si può sostituire), cercando di coinvolgere entrambi i genitori se presenti, assicurando loro la piena attenzione, incoraggiamento, ascolto empatico.

La modalità più consona di conduzione del colloquio è quella non direttiva, espressa mediante:

  • intervento a “specchio” ovvero riformulazione linguistica o sottolineatura di una frase o di una parte del colloquio per indurre l’intervistato a continuare il discorso
  • intervento di sintesi dei discorsi fatti, per verificare quello che si è capito
  • mettere in luce i sentimenti e le emozioni sottintesi senza per questo volerli interpretare.

 

Svolgimento del colloquio

E’ opportuno per le educatrici presentarsi al colloquio con un abbigliamento professionale, se possibile con la divisa del nido, in modo da far capire che si fa parte di uno staff che supporta e sostiene la singola educatrice. Ricordiamo che l’educatrice nello svolgimento del suo ruolo rappresenta il servizio, e l’atteggiamento che dovrà mantenere sarà di cordiale accoglienza, ma senza trascendere nel rapporto amicale.

I genitori si accolgono sulla porta con un benvenuto sorridente e un ringraziamento per essere venuti, e quindi si invitano ad accomodarsi al tavolo precedentemente preparato, cercando di metterli a proprio agio. Si cercherà se possibile di evitare la posizione cattedratica, frapponendo il tavolo fra educatrice e genitori. E’ preferibile sedersi con i genitori, anziché davanti a loro.

Ricordiamo anche l’importanza della comunicazione “non verbale”: braccia e gambe incrociate, mancanza di contatto oculare, sono elementi che comunicano un senso di chiusura e scarso interesse. Tutti i messaggi, verbali e non verbali, influenzano reciprocamente gli interlocutori. Pensiamo ad esempio in quanti modi possiamo dire “buongiorno”:  in modo ironico, aggressivo, accogliente, dolce, severo, distaccato, imbarazzato, con superiorità, con stima, con stupore…

Ansie e timori potrebbero esserci da entrambe le parti: l’educatrice che teme di essere giudicata professionalmente, di non saper rispondere ad alcune domande; i genitori che magari non si trovano perfettamente a loro agio perchè è un ambiente nuovo, o non si sentono sicuri nell’esporre un problema, o temono di trovarsi di fronte ad una persona giudicante . E’ bene cercare di mantenere la calma pensando che non c’è nulla di irrimediabile se non si sa rispondere ad una domanda, e che si possono sempre invitare i genitori ad un approfondimento successivo dell’argomento, dopo essersi documentate o consultate con il coordinamento.

Come elemento “scioglighiaccio” alcune educatrici scelgono di condividere un aneddoto sul bambino; altre partono dal descrivere in modo positivo alcuni aspetti che hanno osservato nei giorni precedenti e che testimoniano una certa abilità o traguardo raggiunto. In ogni caso il colloquio deve sempre iniziare in un clima di accoglienza e di positività. Anche se nel corso del colloquio dovessero emergere dei problemi, l’obiettivo deve essere quello di evidenziare gli aspetti positivi del bambino, e di lasciare ai genitori un senso di speranza che qualsiasi problema possa trovare una soluzione. Il tutto senza liquidare in modo sbrigativo le loro ansie, o avranno l’impressione di non essere stati ascoltati. Piuttosto, cerchiamo di dedicare almeno la metà del colloquio ad accogliere con attenzione le eventuali preoccupazioni dei genitori, invitandoli a condividere i loro pensieri e suggerimenti, e incoraggiandoli a fare ulteriori domande sui progressi del loro bambino.

Durante tutto il colloquio dunque l’educatrice cercherà di enfatizzare uno spirito di collaborazione e cooperazione, dimostrandosi disponibile, comprensiva, attenta alle aspettative dei genitori, in modo da guadagnarsi gradualmente la loro fiducia. Al termine del colloquio, insieme ai genitori cercherà di tirare le fila dei discorsi fatti e proporrà uno o o due obiettivi immediati e un piano per raggiungerli assieme ai genitori.

E infine, attenzione a…

  • non dare giudizi o opinioni in merito a temi od argomenti che non sono di competenza prettamente educativa, come ad esempio diagnosi mediche o psicologiche, o informazioni gestionali del servizio: l’atteggiamento più corretto è quello di invitare i genitori a rivolgersi alla figura di riferimento dello staff che possa rispondere nel modo più adeguato (pediatra, psicologo, coordinatore, gestore del servizio);
  • non offrire consigli basati solo sulle prime impressioni: meglio piuttosto proporre ai genitori un piano di lavoro in collaborazione, per cercare insieme di approfondire le osservazioni sul bambino che a mano a mano emergeranno durante l’anno educativo.

 


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