Nel mondo delle fiabe

Le fiabe sono rinconducibili ad alcune grandi modalità del vivere. Attraverso di esse si è posti di fronte alla vita nelle sue esigenze, difficoltà, rischi. Suggeriscono le esperienze fondamentali che sono indispensabili per trovare un proprio equilibrio e raggiungere la maturità.

Nella fiaba il bambino impara a fronteggiare i nemici interni ed esterni: l’orco divoratore, la strega misteriosa,il drago dalle sette teste. Impara a progredire sempre in avanti, a superare gli ostacoli, a trovare l’amore.

Cecilia Gatto Trocchi – antropologa

Presentano problemi che tutti i bambini incontrano: paure ed emozioni che tutti i bambini vivono. Le fiabe presentano la vita  come un susseguirsi di eventi in cui ci sono personaggi buoni e cattivi, dove chi è piccolo spesso è trascurato ma poi riesce ad avere la meglio.

Contribuiscono la processo di formazione della propria identità. Attraverso l’identificazione e non identificazione con i personaggi, il bambino ha dei modelli con cui confrontarsi.

Cos’e la fiaba

E’ un racconto fantastico che trae origine dalla tradizione popolare e ha come protagonisti indistintamente uomini e animali, reali o immaginari (fate, maghi, streghe, gnomi, draghi, bacchette, sfere, specchi magici). Il contenuto immaginario si propone principalmente di suscitare piacere, meraviglia o emozione nel  lettore. In questo la fiaba si distingue sia dalla favola, che è una breve narrazione di fantasia che ha sempre un fine moraleggiante o satirico, sia dalla leggenda che ha argomento religioso ed eroico e collocazione in un ambiente storico parzialmente modificato dall’immagine.

Seguendo il corso della storia, si può affermare che le fiabe hanno sempre fatto parte della cultura popolare orale. Senza ombra di dubbio le fiabe più note sono quelle raccolte da Andersen e dai fratelli Grimm.

 

Origini

Le origini della fiaba si perdono nel tempo e nelle culture dei popoli primitivi. Risalgono infatti ad epoche preistoriche e si ricollegano a riti magici e religiosi compiuti nelle società tribali, soprattutto all’iniziazione. I fanciulli, raggiunta l’adolescenza, venivano portati nel bosco per affrontare una serie di prove. Terminato il rito rientravano al villaggio, pronti per il matrimonio che avveniva entro breve tempo. Con il progresso questi riti cessarono, ma ne rimase vivo il ricordo grazie alle fiabe tramandate nel mondo. Originariamente le fiabe furono raccontate solo oralmente e così trasmesse di generazione in generazione. Solo nella cultura letteraria orientale furono sin dagli inizi oggetto di raccolte scritte (es.”Le mille e una notte”), mentre nella cultura occidentale furono tramandate oralmente fino al XVI-XVII secolo. A quell’epoca risalgono le raccolte del nostro G.B.Basile e del francese Perrault.

Nell’800 nasce l’interesse per le fiabe. Poeti e scrittori le inventarono attingendo a piene mani alla tradizione. Tra questi i fratelli Grimm cui dobbiamo le fiabe di Biancaneve e di Hansel e Gretel; Hans Cristian Andersen autore de La piccola fiammiferaia; il norvegese Asbjonsen, il russo Aleksandr Puskin e gli italiani L.Capuana e V.Imbriani. Nel nostro secolo hanno avuto grande importanza le “Fiabe italiane” di Calvino, provenienti dalla tradizione orale e le favole di Rodari, in cui si fondono fantasia, realtà e umorismo. E’ sorprendente la disseminazione in varie parti del mondo degli stessi motivi fiabeschi e degli stessi temi narrativi. Le fiabe circolano e viaggiano. Non vi è alcun dubbio. Alla fine del secolo scorso nacque l’ipotesi che i mongoli, nelle loro migrazioni e invasioni, fossero veicoli di trasmissione delle novelle indiane. Altro veicolo per la trasmissione di motivi narrativi nel mondo furono la cultura islamica e la cultura ebraica della Diaspora: storie del deserto si raccontano nelle comunità Newyorkesi! La medicina indù tradizionale assegnava a una persona psichicamente disturbata una fiaba che interpretava il suo particolare problema: su questa doveva meditare, fino a visualizzare le sue difficoltà e la possibilità di superarle.

Struttura

Nella fiaba viene presentata una situazione iniziale dove sono descritti i protagonisti principali, il luogo e il tempo. Poi c’è il problema da risolvere, quindi lo svolgimento della vicenda, la conclusione con il lieto fine dove si superano difficoltà e si risolvono i problemi. C’è sempre una morale che non è espressa chiaramente come accade nella favola, che può insegnare il bambino al rispetto e al coraggio.

  • Introduzione: il personaggio principale viene sinteticamente descritto, collocato in un luogo e in un tempo indefiniti

“C’era una volta…”

  • Svolgimento: Il protagonista deve superare delle prove con l’aiuto di un mezzo magico (oggetto, animale o persona dotati di poteri particolari) per sconfiggere l’antagonista che rappresenta il male
  • Conclusione: il protagonosta riesce a vincere e viene riconosciuto come eroe

E  vissero felici e contenti…”

 

TEMPO

Le vicende narrate nelle fiabe avvengono in un tempo lontano e indefinibile. Qualche volta gli incantesimi fermano il tempo persino per cento anni!

SPAZIO

I luoghi dove si svolgono le fiabe sono imprecisati e vaghi: una casetta, un palazzo, un castello, un bosco, un villaggio, un lago. Di solito il protagonista si allontana da casa e vive la sua avventura in luoghi che non vengono mai descritti con molta precisione, spesso sono irreali e fantastici.

 

Fiaba e magia

Le fiabe usano un linguaggio fortemente simbolico, apparentemente illogico, ma capace di parlare alla mente conscia e inconscia del bambino dei problemi esistenziali più difficili, in modo chiaro, sintetico e diretto. Le fiabe operano sul bambino una magia che lui stesso non sa spiegare: lo trasportano in un mondo fantastico (il bambino sa non essere la realtà concreta) dove vivere avventure appassionanti e terribili che simbolizzano i suoi conflitti interiori senza rischi per la sua vita fisica ed emotiva. Lo psicologo austriaco Bruno Bettelheim sosteneva che “il bambino ha bisogno di un’educazione morale che velatamente gli indichi i vantaggi del comportamento morale, non mediante concetti etici astratti ma mediante quanto gli appare tangibilmente giusto e quindi di significato riconoscibile. Il bambino trova questo significato attraverso le fiabe”. Secondo lo psicologo Bettelheim, pergli adulti, le fiabe non presentano quadri “veritieri” della vita e quindi non sono sane. Non pensano che la “verità” nella vita di un bambino può essere diversa da quella degli adulti. Altri adulti temono, raccontando gli eventi fantastici contenuti nelle fiabe, di dir loro delle bugie. La loro preoccupazione, inoltre, trova forza nella domanda del bambino: “E’ vero?”. Alcuni temono che i bambini possano lasciarsi trascinare dalle loro fantasie e che, esposti alle fiabe, finiscano per credere nella magia. Altri, temono che la mente del bambino possa fare un indigestione di fantasie fiabesche da trascurare di imparare come si affronta la realtà. La fiaba non vede il mondo in modo obiettivo, ma dal punto di vista dell’eroe, che è sempre una persona in sviluppo. Coloro che non vogliono raccontare le fiabe, perché popolate di mostri che ritengono terrificanti, trascurano il mostro che un bambino conosce meglio e lo preoccupa di più: il mostro che sente o teme di essere, e che a volte lo perseguita. Tenendo questo mostro all’interno del bambino inespresso, nascosto nel suo inconscio, gli adulti impediscono al bambino di intesservi intorno delle fantasie sull’immagine delle fiabe che conosce. Senza queste fantasie il bambino non riesce a conoscere il proprio mostro, né gli vengono forniti suggerimenti sul modo in cui può dominarlo. La sicurezza che può vincere e una ricca immaginazione aiutano il bambino ad avere un incontro diverso con la sua realtà, lo aiutano a rileggerla in modo arricchito.

Ancor di più, la fiaba aiuta il bambino a trovare il proprio equilibrio interiore, a comprendere quello che può o dovrebbe essere il significato della propria vita, cioè a maturare. Per un individuo in fase di crescita risiede in qualcosa di diverso dall’insegnamento sui modi corretti di comportarsi. Le fiabe non pretendono di descrivere il mondo così com’è, né consigliano sul da farsi; nella fiaba i processi interiori sono esteriorizzati e diventano comprensibili in quanto rappresentati dai personaggi della storia e dai suoi eventi. Lupi, streghe e matrigne sono in realtà le sue paure, il senso di vendetta e, durante il periodo edipico, le sue pulsioni sessuali verso i genitori. Conoscendo queste ansie come fossero esterne a lui, divengono più accettabili, meno spaventose e il bambino trova la forza di superarle.

In certe fiabe un desiderio malvagio si avvera, ma il lieto fine assicura il bambino che nonostante le cattive conseguenze dei cattivi desideri, con la buona volontà e con molto impegno le cose possono essere rimesse a posto . Altre fiabe dicono al bambino di non temere di avere desideri del genere perché, anche se ci sono conseguenze momentanee, nulla cambia in modo permanente; quando il desiderio si è estinto tutto torna ad essere com’era prima del suo manifestarsi. In questi casi leggere la storia da soli non è come farsela raccontare, perché leggendola da solo il bambino può pensare che solo un estraneo (lo scrittore) approva certi comportamenti che ingannano e ridimensionano certi personaggi come ad esempio i giganti, che rappresentano gli adulti per i bambini. Quando invece è un genitore o un educatore che gliela racconta, si sente più sicuro che essi lo approvano quando nella sua fantasia si vendica della minaccia costituita dalla dominazione degli adulti vincendo i giganti insieme all’eroe.


PER SAPERNE DI PIU’: dal catalogo dei corsi Zeroseiplanet per la formazione delle educatrici di asilo nido e insegnanti della scuola dell’infanzia, il corso “LA FIABA E IL GIOCO DEL TEATRO”

 

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