Provocazioni

A cosa ci riferiamo parlando “provocazioni” in ambito educativo?

Provocazione” secondo il Reggio Children Approach è una proposta, un suggerimento, un incipit, che gli educatori allestiscono e collocano in un angolo della sezione, e che invita i bambini a partecipare, richiama il loro interesse nei confronti dei materiali, oggetti e allestimenti proposti, li richiama all’esplorazione, li invita alla scoperta.

In parole povere, le provocazioni provocano!

Provocano pensieri, discussioni, domande, interessi, creatività e idee. Possono anche espandersi su un pensiero, progetto, idea e interesse.

Cosa possiamo considerare una provocazione? un oggetto, un’immagine, un libro, alcune conchiglie … tutto ciò che suscita l’interesse del bambino. Non deve essere complicato, a volte le cose più semplici sono le più ispiranti. Lo stimolo di partenza può venire da un’esperienza o un incontro che i bambini hanno fatto o, talvolta, da una proposta fatta dell’educatore. In ogni provocazione, i diversi materiali sono selezionati in base alle esigenze e agli interessi precedentemente osservati in classe. Questi materiali sono preferibilmente naturali o forniscono informazioni sensoriali diverse, che si combinano tra loro, consentendo loro di esprimersi. Come ad esempio:

  • una foto interessante, un’immagine o un libro
  • materiali naturali
  • elementi concettuali (ad esempio, il cambio delle stagioni stagioni, la luce)
  • materiali visualizzati in un modo nuovo
  • un interesse che i bambini hanno manifestato
  • un oggetto particolare (ad esempio magneti, mappe)
  • nuovi mezzi di espressione creativa
  • domande (di qualsiasi tipo, ad esempio: cos’è la gravità?)
  • un evento (ad esempio una presentazione, una vacanza)

A livello pratico, una provocazione consiste nel preparare un set, allestire un’attivita’, proporre materiali.

Allestire un set significa predisporre una serie di elementi attraverso i quali il bambino può cimentarsi per esplorare nuove tecniche, nuove manipolazioni ed osservare cambiamenti. Le provocazioni ispirano domande, ragionamenti, pensieri, aiutano a esprimere liberamente il bambino.

Ma come? E in base a quali finalità? Per prima cosa, bisogna soffermarsi un attimo sull’ interesse che i materiali potrebbero suscitare. Quello che agli occhi di un adulto non rappresenta granché potrebbe invece essere una fonte inesauribile di idee per un bambino. Non soffermiamoci alle apparenze ma proponiamo in base alle attitudini dei  bambini.

L’adulto (l’educatore) non spiega cosa fare, non suggerisce, né dirige il gioco; ma sono i bambini che, con la loro curiosità, il loro desiderio di esplorare, di scoprire, decidono di avvicinarsi al materiale (se questo li attrae) e ne decidono l’uso, la modalità di gioco, in base a quello di cui hanno bisogno in quel momento.

L’ educatore osserva il gioco e trae informazioni su ogni bambino, sui suoi bisogni, interessi, sviluppo ed evoluzione del processo che ogni bambino mette in pratica mentre gioca: l’importante non è un risultato finale ma il processo. Quindi l’educatore, pur rimanendo la figura di riferimento, non interviene ma fa in modo che ogni bambino si senta sicuro e libero di esplorare nel suo modo particolare.

 


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