Quando i bambini ci sfidano

Nel corso della crescita, i bambini possono mostrare molti comportamenti sfidanti, provocatori, talvolta anche lievemente aggressivi. Questi comportamenti spesso mettono in crisi gli adulti educanti, che si chiedono fino a che punto tali atteggiamenti possono essere definiti “normali”, e come gestirli correttamente per evitare che vadano in escalation, portando i bambini ad irrigidirsi sulle loro posizioni e peggiorando la situazione.

Chiariamo alcuni concetti

L’atteggiamento di sfida è funzionale durante alcuni momenti della crescita.

Intorno ai due anni, infatti, l’atteggiamento oppositivo rientra nel normale processo di sviluppo, e i comportamenti sfidanti vengono messi in atto dai bambini per rendersi autonomi dagli adulti, e per definire la propria identità.

E’ questa l’età dei “terribili due”, in cui il bambino è come se volesse dirci “io sono questo, si fa come dico io!” con tutta la forza possibile.

Attenzione a non etichettare

Un bambino che cresce deve dunque attraversare due fasi, in cui dire di NO è fondamentale per il suo sviluppo psicologico e per definire la sua identità: il periodo dai 2 ai 3 anni, e l’adolescenza. Se l’opposizione si manifesta a queste età non ci deve meravigliare. Se invece questa modalità continua a essere presente in modo massiccio e continuo in altri momenti della crescita, potrebbe essere necessario un approfondimento, ma bisogna comunque cercare di non etichettare subito comportamenti del genere con la patologia specifica, ovvero il disturbo oppositivo-provocatorio (DOP) che necessita di una precisa diagnosi. Solo quando il comportamento dei bambini che sfidano è molto intenso può essere un campanello su cui prestare particolare attenzione, perché spia di un possibile disagio.

Come si comporta un bambino sfidante?

Quando al nido o alla scuola dell’infanzia abbiamo a che fare con un bambino che ci sfida dobbiamo pensare che in realtà non si tratta di una sfida personale: i “no” e le reazioni di protesta, a casa come al nido, sono il solo strumento di cui dispone per dimostrare di essere “altro” rispetto alle figure adulte di riferimento, e ora più che mai ha bisogno di sentirsi accolto e compreso, e contenuto quando si trova nel pieno delle manifestazioni oppositive più violente.

Certamente il bambino riesce spesso ad individuare quella persona adulta, all’interno dell’equipe educativa, con la quale i suoi “no” possono essere più efficaci, e quindi adottare un atteggiamento di sfida particolarmente marcato nei confronti di quell’educatrice/insegnante. Anche a casa, spesso sentiamo raccontare ad esempio le mamme che con loro il bambino “sfinisce, mentre magari con il papà si comporta in modo meno sfidante (o viceversa).

Teniamo presente che la sfida è perlopiù rivolta verso le persone adulte che hanno un ruolo educativo più di riferimento rispetto ad altre (da cui il bambino sente di dipendere maggiormente), oppure che hanno un atteggiamento di controllo eccessivo, o di mancanza di limiti, o di richiesta di perfezionismo (anche a livello inconsapevole).

A volte la sfida è solo un modo per richiedere attenzione, per essere “visto”: il bambino sente che “andare contro” richiama su di sé attenzioni che altrimenti non riceverebbe.

Infine, Il comportamento sfidante può inoltre essere espressione di rabbia, stanchezza o di un turbamento di qualche natura, passeggero o duraturo.

 

Come comportarsi nei confronti di un bambino sfidante?

Cosa fare allora per aiutare il bambino nella difficile gestione delle proprie emozioni, senza però inibire la ricerca della sua identità?

MANTENERE LA CALMA. Anche se a volte è proprio difficile mantenere la pazienza, teniamo ben presente che rispondere alla provocazione urlando non solo non serve a nulla, ma è piuttosto controproducente: si rischia di innescare un circolo vizioso da cui è difficile uscire. Un’alternativa può essere, quando possibile, quella di ignorare la provocazione. Quando questo non è possibile, invece, è opportuno comunicare con fermezza, ma in maniera serena, la conseguenza per il comportamento scorretto. Quando il comportamento viene mantenuto o ripetuto, inoltre, è importante mantenere la conseguenza promessa, in modo che il bambino comprenda l’importanza delle sue azioni e le conseguenze. L’azione educativa deve essere coerente nel tempo per “smorzare” gli atteggiamenti oppositivi.

LAVORARE SULLA QUOTIDIANITA’. E’ importante agire preventivamente. Questo significa non solo intervenire durante l’oppositività del bimbo, ma facendo in modo che gli episodi siano sempre meno frequenti. Come?

Alcune (poche) regole:

 

 


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