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“Ma allora il nonno torna?”

Tommaso ha cinque anni. Da qualche giorno al nido è cambiato: si arrabbia facilmente, cerca continuamente il contatto con l’educatrice, fatica a separarsi dalla mamma al mattino. Durante il gioco prende sempre la stessa macchinina e la fa sparire sotto un cuscino, per poi cercarla disperatamente pochi secondi dopo.

La mamma racconta che il nonno è morto improvvisamente. In casa tutti sono molto tristi e, nel tentativo di proteggerlo, hanno evitato di parlare apertamente della morte. “Il nonno sta dormendo”, gli hanno detto. Ma Tommaso ha iniziato ad avere paura di dormire da solo.

Situazioni come questa accadono più spesso di quanto immaginiamo. Eppure il lutto, nei servizi educativi e nelle famiglie, rimane ancora un tema difficile da affrontare. Come se parlare della morte ai bambini potesse ferirli più del silenzio.

In realtà, i bambini percepiscono profondamente il dolore degli adulti, anche quando nessuno ne parla. Il clima emotivo, le assenze, i cambiamenti improvvisi nelle routine vengono “respirati” dai bambini fin da piccolissimi.

Affrontare il lutto non significa caricare i bambini di parole troppo grandi, ma accompagnarli dentro emozioni che esistono già. Il modo in cui gli adulti scelgono di stare accanto ai bambini durante una perdita può influenzare profondamente il loro benessere emotivo futuro.

La comprensione della morte cambia con l’età. Prima dei due anni, la morte viene vissuta come un’assenza temporanea; tra i tre e i cinque anni i bambini possono immaginare che la persona torni, come accade nei cartoni animati. Solo intorno ai sei anni la morte inizia a essere percepita come irreversibile.

Per questo è importante utilizzare parole semplici, vere e coerenti. Dire che qualcuno “si è addormentato” o “è partito” può creare confusione e aumentare paure e ansie. I bambini hanno bisogno di adulti che sappiano nominare le emozioni senza negarle.

Le reazioni al lutto possono essere molto diverse: rabbia, regressioni, paura del buio, isolamento, oppositività, difficoltà nel sonno o nel gioco. Non sempre il dolore nei bambini assomiglia a quello degli adulti. A volte emerge attraverso il corpo, il comportamento o il gioco ripetitivo.

Ecco perché il ruolo educativo è così delicato. Non servono risposte perfette, ma presenza, ascolto e possibilità di espressione. Disegni, scatole dei ricordi, storie, libri illustrati, canzoni e gioco simbolico possono diventare strumenti preziosi per aiutare i bambini a dare forma a ciò che sentono.

Parlare del lutto ai bambini significa anche educare alla vita emotiva. Significa permettere ai bambini di comprendere che il dolore esiste, ma che può essere attraversato insieme agli altri, dentro relazioni sicure e accoglienti.

Come ricorda Umberto Galimberti:

“Quando tu conosci anche il dolore, hai una strategia per muoverti quando stai male.”

PER SAPERNE DI PIU’:

IL LUTTO NON E’ UN TABU’: COME AFFRONTARE IL TEMA DELLA MORTE IN ETA’ EVOLUTIVA

Un corso di approfondimento per Educatori e Coordinatori di servizi educativi.

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