Nei primi di vita, ogni esperienza lascia un segno profondo. Toccare, annusare, ascoltare, osservare: sono tutte forme di esplorazione che, se sostenute da uno sguardo attento, possono nutrire una relazione significativa con il mondo naturale.
E’ possibile crescere nella relazione con il vivente fin dalla prima infanzia, abitare insieme spazi condivisi tra umani e non umani, e riconoscere nella biodiversità non solo un contenuto da insegnare, ma un’alleata preziosa per educare all’interdipendenza e alla cura.
Al nido, l’incontro con la biodiversità non è una questione di “insegnamenti”, ma un’occasione per vivere esperienze che connettono i bambini e le bambine al vivente, attraverso una dimensione corporea, affettiva ed estetica.
Nel recente volume Incontrare la biodiversità (Luini et al., 2026), frutto del lavoro del gruppo BEAT all’interno del National Biodiversity Future Center, si propone un nuovo modo di pensare l’educazione ecologica. L’attenzione si sposta dal semplice trasmettere conoscenze a una proposta che valorizza la curiosità, la co-esplorazione, la costruzione di domande e il coinvolgimento sensoriale. Anche i più piccoli possono partecipare a queste esperienze, se vengono create le condizioni per un’esplorazione libera, lenta, condivisa.
Uno dei concetti chiave proposti è quello di ecosemiosi: l’idea che tutti gli esseri viventi, in modi diversi, comunicano con l’ambiente e si relazionano tra loro attraverso segnali, segni, forme. Portare questo pensiero nel nido significa riconoscere che anche i bambini, nella loro corporeità e nei loro gesti, sono parte di questa rete di relazioni. Non si tratta di osservare la natura “da fuori”, ma di sentirsi parte di essa, entrando in dialogo con ciò che ci circonda.
Per tradurre questi riferimenti teorici in esperienze concrete, è possibile proporre attività semplici, ma dense di significato.
Una prima proposta riguarda la creazione di un taccuino della biodiversità, anche per bambini molto piccoli. Non deve essere uno strumento scritto: può contenere tracce raccolte durante le esplorazioni, fotografie, segni lasciati con materiali naturali, piccole collezioni sensoriali. Questo oggetto documenta l’esperienza e aiuta a restituirle valore e continuità.
Le uscite quotidiane, anche brevi, diventano occasioni preziose per allenare uno sguardo ecologico. Passeggiare nel giardino, soffermarsi su una foglia caduta o seguire il volo di un insetto sono attività che permettono ai bambini di sperimentare, attraverso tutti i sensi, la varietà e la ricchezza del vivente. L’adulto accompagna senza spiegare, sostiene l’attenzione con domande aperte, favorisce la meraviglia più che la classificazione.
Un’altra proposta è quella di soffermarsi sulle tracce. Cosa ci racconta un sasso scheggiato, una piuma trovata a terra, un piccolo foro in una corteccia? Le tracce diventano indizi da interpretare, alimentano ipotesi, aprono spazi narrativi. Anche i bambini che ancora non parlano possono partecipare a questo gioco interpretativo attraverso i gesti, gli sguardi, le espressioni corporee.
Raccontare storie che abbiano come protagonisti alberi, insetti, funghi o semi aiuta a immaginare un mondo popolato da soggettività diverse. Questo stimola l’empatia e offre l’occasione per decentrarsi: non siamo gli unici abitanti del mondo, e anche un filo d’erba ha una sua storia. Si tratta di un approccio che supera l’antropocentrismo e apre a una visione relazionale del vivente.
Anche i materiali naturali possono diventare mediatori di relazione: cortecce, legnetti, semi, sabbia, piume. Portarli negli spazi del nido significa avvicinare mondi, stimolare i sensi, creare connessioni tra interno ed esterno. Possono essere manipolati, osservati, combinati, e diventano parte del linguaggio quotidiano dell’infanzia.
Queste esperienze non chiedono competenze tecniche, ma una postura educativa capace di meraviglia, ascolto e documentazione. Al centro, c’è l’idea di un’educazione come co-ricerca: adulti e bambini esplorano insieme, si fanno domande, osservano ciò che accade e ne colgono la bellezza.
L’educazione alla biodiversità al nido, quindi, non si basa su unità didattiche preconfezionate, ma su una sensibilità diffusa, su una disposizione all’incontro e all’attenzione. È un’educazione che parte dai luoghi, si nutre di tempo lento, valorizza il silenzio e la sorpresa.
Bibliografia
Luini, L., Persico, G., Galimberti, A., Guerra, M. (2026). Incontrare la biodiversità. Una proposta metodologica interdisciplinare. FrancoAngeli.
Guerra, M. (2020). A scuola nel bosco. Edizioni Junior.
Schenetti, M. (2021). Outdoor education al nido e alla scuola dell’infanzia. Carocci.
PER SAPERNE DI PIU’:
CORSO DI SPECIALIZZAZIONE IN OUTDOOR EDUCATION
Un corso di Specializzazione per Educatori e Insegnanti
